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31/05/2002
IL RICORDO DI UN' AMICO
SCOMPARSO

 

    RICORDANDO BRUNO LIJOI

Caro Bruno,

credimi se ti dico che avrei fatto volentieri a meno di scrivere queste righe per la tua morte. Non è stato facile accettare che tu sei partito per il lungo viaggio, ma è proprio così. Dal paese mi hanno comunicato l’ora dei tuoi funerali: mi sono presa un’ora libera e sono andato in Piazza Duomo a Milano per pensare a te e ai tanti episodi che ci legano.

Quanto mi colpì il racconto dell’incontro con tuo padre che tornava dall’America, e che tu non conoscevi. Alla stazione andasti ad abbracciare tuo zio, che scambiasti per tuo padre.

Una volta mi raccontasti che tornando dall’Università di Messina non vedevi l’ora dimetterti a letto per sentire il profumo delle lenzuola pulite di bucato. Tua mamma aveva steso le lenzuola ad asciugare sulle piante di cisto, l’amùndici, e si erano impregnate del profumo aromatico di quella pianta. A te piaceva avvolgerti nudo nelle lenzuola per festeggiare il ritorno a casa.

Un giorno mi invitasti alla tua casetta di Alaca e mi cucinasti le linguine con il sugo del giorno prima, che a me era piaciuto tanto. Era gennaio ma il sole splendeva sul mare e noi due soli mangiammo come in un pranzo rituale per celebrare il trionfo della semplicità e dell’amicizia. Perché quello eri tu: un amico sincero che non vuole nulla, ma ti vuole bene. A quanti hai detto con il viso sorridente e senza vergogna: ti voglio bene!

Ecco, i pranzi, le scialate, le mangiate che hai preparato, spesso insieme al Ciuffo, per tanti amici di sempre, amici degli amici, amici occasionali. E non era solo il mangiare, erano le storie che raccontavi con la tua voce armoniosa, le battute, la gentilezza d’animo, la voglia di vedere tutti allegri e contenti. Tu eri il continuatore della vera tradizione degli Itali e di re Italo che fondò il sissizio, il banchetto al quale tutti partecipavano in spirito di amicizia. Quando te lo feci notare, eravamo sotto l’olmo, dicesti: “E mannaia la madò, facciamolo un sissizio da qui fino alla chiesa, che ci vuole… anche se siamo mille persone…?!”

Nella tua anima però non c’era solo desiderio di compagnia: avevi anche una comprensione profonda delle cose. In occasione dell’uscita del Ritorno in Calabria, parlando degli errori commessi dalla chiesa, tu dicesti queste stupende parole pacificatrici: “Se loro non sbagliavano noi non potevamo capire”.

Caro Bruno, dire che ci mancherai è dire poco. Un grande affetto e un grande ricordo di te voglio esprimere a Domenico, Antonietta, Teresa, Concetta, a Peppe, a Franco, a Mario. Nella patria dell’eterno riposo ti accolgano tuo padre e tua madre con lenzuola fresche e profumate.

Salvatore Mongiardo, 27 maggio 2002

 

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