Ecco una raccolta di proverbi della tradizione andreolese, che potrete completare inviandomene degli altri al seguente indirizzo:

romeo.f@tin.it

Grazie ad Enrico Armogida,
che ha fornito il materiale per scrivere queste pagine.

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I proverbi sono detti pi o meno brevi, che fissano in forma tradizionalmente codificata una norma, una credenza o un dato dell’esperienza.

Di regola i proverbi hanno struttura metrica (in quanto sono costituiti da uno o due versi: v. il senario " ‘A vigna na tigna"; il settenario "‘A casa mbidita\ o pvara o malata"), e nella maggioranza dei casi presentano rima e rima interna (Mju fcia u jhri\ e giugnu ava l’onri), ma talvolta solo assonanza (Duva camna ‘a gmba,\ mngia ‘a gnga) o consonanza (Mala o’ mpara, pagra non avra).
Molto frequenti sono le formulazioni ellittiche (Mju: frttuli ed ova); ed i wellerismi detti sentenziosi, spesso scherzosi (cos chiamati dal nome di Sam Weller, personaggio del Circolo Pickwick di Charles Dickens), in cui un’asserzione attribuita ad un personaggio (storico o immaginario) o ad un animale ("Dnami tampu, ca ti parciu", dissa u srici ar’a nuci).

I proverbi hanno una diffusione universale e la loro documentazione risale ad epoche assai antiche: si pensi ai Proverbi di Salomone, che costituiscono un libro della Bibbia, o a quelli presenti nelle "Opere e giorni" del poeta greco Esiodo, vissuto fra l’VIII e il VII sec. a. Cr.
Essi si presentano in forme spesso simili presso le culture pi diverse. In Italia esistono migliaia di proverbi che esistono in forme uguali (pur nelle varianti dialettali) da un capo all’altro della penisola.

I proverbi sono un fatto tipicamente orale ed appartengono innanzitutto alla cultura tradizionale delle classi subalterne della civilt agricolo-pastorale: infatti, i proverbi generalmente esprimono i valori e la visione della vita propri di quella cultura e di quelle classi e manifestano la fondamentale staticit delle societ arcaiche.

Gli argomenti sono assai numerosi, ma soprattutto riguardano il comportamento morale e i rapporti sociali, le norme di agricoltura e i precetti metereologici.

Tra i molti proverbi locali esistenti ne elenco qui alcuni:

 

on manca petra.
Ad una brava lavandaia non manca pietra (su cui lavare).

bullet‘A bbona lavandra

 

bullet‘A bbona vijlia
d’a matna para.
La buona vigilia si vede fin dal mattino.

 

bullet‘A casa mbidta,
o pvara o malta.
La casa ch’ oggetto d’invidia va incontro a povert o malattia.

 

bulletA ccasa ‘e povaraddri
on mncunu tozza.
A casa di povera gente non mancano tozzi (di pane residuo).

 

bulletA ccavddru jastimtu li lcia u pilu.
A cavallo bestemmiato (e malmenato) brilla il manto.
(L' uomo disprezzato e odiato vive a lungo)

 

bulletA ccvulu spictu e giajju jhurtu
chiddru chi li fai fai tuttu perdtu.
A cavolo invecchiato e loglio fiorito puoi fare qualsiasi cosa: ma tutto perduto.
(Con persona ingrata ed incallita nelle sue abitudini inutile perder tempo)

 

bulletBaccu, tabaccu e fmmani
prtanu l’amu ncnnara.
Bacco tabacco e Venere riducono l' uomo in cenere

 

bulletBenedca, benedicmu: cchj pacu simu, cchj majju stamu.
Evviva, rallegriamoci: meno siamo, meglio stiamo.

 

bulletBanu cu’ mngia, viva e penza u ngrassa.
Felice chi mangia, beve e pensa a ingrassare.

 

bulletCampa, cavaddru, ca l’erva crscia.
Campa cavallo, ch l’erba cresce.

 

bulletCanta lu gaddru e si sctula li pinni.
Il gallo canta e si scuote le piume.
(Si dice di persona che di un fatto non vuole assumersi alcuna responsabilit e "se ne lava le mani", come Pilato.

 

bulletCapddri langhi, cervaddru curtu.
Capelli lunghi, cervello corto.
(Espressione di una societ maschilista, spesso misogina, secondo cui le donne hanno scarsa intelligenza.)

 

bulletCaru cumpra, non fara la grngia: chist’ la casa ‘e "cu’ fatga mangia".
Caro compare, non fare smorfie: questa la casa in cui "mangia chi lavora".

 

bulletD’a Candilra, tandu varnu quandu chjva,
quaranta jarni nd’avmu ancra.
A cominciare dalla Candelora (2 Febbraio) inverno solo quando piove: 40 giorni (di freddo) rimangono al massimo (per l’arrivo della primavera); infatti, dopo il 2 febbraio raramente fa freddo.

 

bulletD’a fransta si vinda u fundu?
Dal balcone si pu vendere il fondo?
(E’ impossibile trattare di affari da lontano.)

 

bulletDmmi "fortuna" e jttami a mmara.
Dammi un po’ di "fortuna" e buttami pure a mare (se vuoi; mi salver lo stesso).

 

bulletD’a nNunzita
‘a fol crucijta.
Per il giorno dell’Annunziata (= 25 marzo) i nidi sono gi intrecciati.

 

bullet cugnu d’o stassu lignu.
E’ un cuneo fatto dello stesso legno (e perci non si rompe).
(E’ un avversario della stessa durezza, che non si piega facilmente.)

 

bullet‘E cu’ t’affdi, ti nganni.
Sulla persona a cui presti fiducia ti sbagli (facilmente).

 

bulletE’ dde crapa
e non si ccia
.
E’ (carne) di capra e non si cuoce.
(Si dice di persona caparbia, che, pur di fronte a valide argomentazioni, non si lascia convincere)

 

bulletE’ llatru cu’ arrbba e cu’( li) tena u saccu.
E’ ladro sia chi ruba che chi aiuta a rubare, tenendo il sacco.

 

bulletFccia tosta campu e fccia moddra moru.
La persona sfrontata vissuta e la persona vergognosa morta.
(Le persone sfrontate hanno pi fortuna di quelle timide e vergognose.)

 

bulletFa’ chiddru chi dich’io e non fara chiddru chi fazz’io.
Fa’ quello che dico e non fare quel che faccio.

 

bulletFcia cchj nu pcciu ncasa sa,
ca nu sviu ncasa d’arti.

Si comporta meglio un pazzo in casa propria che un saggio in casa altrui.

 

bulletFcia u scigru ar’a farna er’u spargnu ar’a canjja.
Sperpera la farina e risparmia la crusca.

 

bullet Giugnu e giugnattu
li cipuddratti.
A giugno e luglio le cipolline.

 

bulletGui cu ‘a pala e mmorta mai.
Un’infinit di guai preferibile alla morte.

 

bulletGui e mmorta\ ad ogni porta.
Guai e morte ne trovi in ogni casa.

 

bulletGui e ppani, camu l’hai, t’i tani.
Guai e pene, per come le hai, te le tieni.

 

bulletGurdati d’o cardu ‘e muntagna e d’o friddu ‘e marna.
Riguardati dal caldo in montagna e dal freddo al mare.

 

bulletHai na manu curta e una longa.
Hai una mano corta ed una lunga (corta quella che d, lunga quella che prende o riceve)

 

bulletHai u cingi ed hai u mangi.
Devi piangere, ma anche nutrirti.

 

bulletHai u fai u passu pe quantu longa ‘a gamba.
Devi fare il passo lungo quanto la gamba.

 

bulletHai u gurdi u cana pe rispattu d’o patruni.
Devi avere riguardo del cane per rispetto del padrone.

 

bulletI bani jarni cu’ li pot’avra
er’i mali cu’ li po’ raghra.
Le giornate serene a chi le pu avere e quelle tristi a chi le pu sopportare.

 

bulletI carvuni vagnti
ar’u sula unu ava u s’i lampra.
I carboni bagnati, bisogna stenderli al sole.

 

bulletI cicci si mbrgunu e i varddri si sdganu.
Gli asini litigano e i barili si sfasciano.
(Tra le risse altrui c’ sempre il malcapitato, che ci va sotto senza colpa alcuna.)

 

bulletI conjji su’ camu i parzica: ja tanti, domna nenta.
I conigli son come le pesche: oggi ne hai tanti, domani nessuno.

 

bullet Jennru fa l’agnaddri, Frevaru fa la paddri.
Gennaio produce gli agnelli e febbraio produce le pelli (macellandoli).

 

bulletJennru siccu, massru riccu.
Quando gennaio asciutto, il massaro va bene (e si arricchisce).

 

bulletJtta ‘a petra e ammccia ‘a manu.
Tira la pietra e nasconde la mano.

 

bulletJvi pe grzzia e trovi giustzzia.
Son andato per cercare la grazia e invece sono stato e condannato.

 

bulletL’accaddru si canscia ar’u cantu e l’amu ar’u parrra.
L’uccello si riconosce dal canto, l’uomo dal modo di parlare.

 

bulletL’cqua, cchj ‘a manji, cchj s’allorda.
L’acqua pi si rimesta pi si sporca.

 

bulletL’acqua chjra
sempa nzuma para.
L’acqua limpida viene sempre in superficie.

 

bulletL’acqua ‘e mju nu tju.
La pioggia di maggio annerisce ogni cosa.

 

bullet Mala fmmana e cavaddru ‘e carrzza
fa bona giovent e mala vecchjzza.
Donna malfamata e cavallo signorile hanno buona giovent e cattiva vecchiaia.

 

bulletMala nottta, e fmmana fcia!
Una brutta nottata per dare alla luce una femmina!
Si dice quando si ottenuto un risultato indesiderato, negativo o diverso da quello atteso. Il detto ha origine dal fatto che in una civilt agricola la nascita di una babina non era considerata economicamente remunerativa.

 

bulletMala o’ mpara, pagra non avra.
Non far del male, e non avrai paura.

 

bulletMngia a ggustu ta,
e vvesta a ggustu d’arti .
Mangia a gusto tuo, ma vesti a gusto altrui.

 

bulletNatla cur’i ta,\ Pasqua cu ccu’ va.
Natale coi tuoi, Pasqua con chi vuoi.

 

bulletNa vota all’annu\ vena Pasqua.
Una volta all’anno arriva Pasqua.

 

bulletNa vota l’unu ncavaddru ar’u cicciu.
Una volta ciascuno dobbiamo andare sull’asino.

 

bulletNimla e zzitaddri camu i mpari i vidi.
Animali e figli, come li educhi, te li ritrovi.

 

bulletOgni criatra porta ‘a su’ natura.
Ogni persona ha il suo carattere.

 

bulletOgni jhmi\ a mmara vcia.
Ogni fiume finisce a mare.

 

bulletOgni lignu ava u fumu sua.
Ogni legno manda il suo fumo.

 

bulletOgni mnacu sapa pecch fja.
Ogni monaco sa perch scappa.

 

bulletPana ‘e vilanza
o’ llnchja panza.
Il pane comprato non basta a saziare lo stomaco.
(Esso sempre limitato e perci insufficiente a placare la fame: occorre quello fatto in casa, al proprio forno.)

 

bulletPanza dijna
o’ rragina.
A stomaco vuoto non si ragiona.

 

bulletParrra a cu’ on senta tampu perdutu.
Parlare a chi non ascolta tempo perso.

 

bulletParrra chjnu picia a dDio e ar’ i santi .
Parlare piano piace a Dio e ai Santi.

 

bulletQuand’ava u succeda, o’ mmanca modu.
Quando una cosa deve succedere, non manca l’occasione.

 

bulletQuand’hai prscia, assttati.
Quando hai fretta, siediti (perch la fretta di sicuro nuoce).

 

bulletQuand’hai siti, ogni acqua bona.
Quando sei assetato, qualsiasi acqua buona (= anche se non fresca o di torrente, e perci non del tutto pura).

 

bulletQuand’hai tartu, ti cajji ‘a cuda .
Quando hai torto, fatti da parte e vttene.

 

bulletQuand’on banu cchji, l’rvuru va tajjtu.
L’albero, quando non pi buono, va tagliato.

 

bulletRida banu cu’ rida l’rtimu.
Ride bene chi ride per ultimo.

 

bulletRrobba ‘e campagna\ cu’ nda pjja magna.
Roba di campagna: chi ne prende, mangia.

 

bulletRrobba ‘e casa\ pjja e bbasa.
Roba di casa: accetta e bacia.

 

bulletRrobba trovata\ ‘on arrobbata.
Roba trovata, non rubata.

 

bulletSi o’ mbena mju, o’ mmutra sju.
Se non arriva maggio, non cambiar vestito.

 

bulletSi o’ mpatga, ha vjja mu canta la cicla.
La cicala, se non lavora, pu cantar quanto vuole.

 

bulletSi on smini,\ o’ mmangi.
Se non semini, non mangi.

 

bulletSi on ti gratti cu i mani tua, mangiasni on ti nda ccci mai.
Se non lo gratti con le tue mani, il prurito non te lo levi di dosso.

 

bulletTandu bbera primavera, quandu jhra l’abbruvera.
La primavera comincia quando fiorisce la brughiera.

 

bulletTanti vati paga u giustu p’o peccatri.
Tante volte il giusto paga a posto del peccatore.

 

bulletTant’u dura la mala vicna,\ quantu dura la nivi marzina.
La cattiva vicina di casa possa durare quanto la neve di marzo.

 

bulletTantu vcia ‘a lanceddra all’acqua \ fina chi ssi sdoga.
Il recipiente entra nell’acqua finch non si rompe.

 

bulletU cana si strica sempa ar’u patruni.
Il cane si sfrega sempre addosso al padrone.

 

bulletU cchj cacu cu’ o’ mbola u vida.
Il pi cieco di tutti chi non vuol vedere.

 

bulletU cchj scamu finu mparadisu.
Il pi tonto finito in paradiso.

 

bulletU cchj surdu cu’ o’ mbola u senta.
Il pi sordo chi non vuol ascoltare.

 

bulletVa’ ar’u malupattu e non jra ar’u maducu.
Va’ da chi ha sofferto (ed ha esperienza diretta) e non andare dal medico.

 

bulletVa’ chjnu, maruddru, c’a va petrusa.
Va’ piano, merlo, ch la via scoscesa.

 

bulletVai ar’u spitala pemm’u carchi saluti?
Vai all’ospedale a cercar salute?

 

bulletVala cchj na bona parla, ca cantu lignati.
Val pi un buo consiglio che cento bastonate.

 

bulletZzanghi ‘e mju, spica d’agstu.
Fango di maggio, spiga d’agosto.

 

bulletZzappa ca mangi.
Zappa ch mangi.

 

bulletZzappa fundu quandu maddru.
Zappa in profondit quando il terreno umido e, perci, morbido.
(Si dice quando si vuol invitare qualcuno a cogliere l’occasione favorevole.)

 

bulletZzitaddri e porcaddri, camu i mpari, i vidi.
Figli e maiali, come li abitui, li vedi fare.

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